sabato 2 aprile 2016

Napoli

Sono più di ventisette anni che vivo a Napoli. Una vita.

Quando ad un vecchio amico saggio dissi che stavo per venire a Napoli egli, che c'era già stato, mi disse: "Un anno a Napoli vale come dieci anni in un'altra città", riferendosi forse all'intensità di vita che caratterizza la città del Vesuvio e alla quantità d'insegnamenti che si possono trarre dalla vita vissuta qui. "Napoli non è una cartolina", come recita il blog di un mio conoscente partenopeo: viverci non è come visitarla e questo è vero in tutte le città ed è ancora più vero qui.

Durante la Messa del giovedì santo la settimana scorsa ho notato che c'era una donna più avanti di me negli anni che stava  in piedi e dopo la consacrazione le ho chiesto se voleva sedersi, porgendole la mia sedia. Mi pareva un modo di mettere in pratica ciò a cui in quel momento stavo assistendo e che invece volevo  anche vivere. Mi ha ringraziato sentitamente e alla fine della Messa si è avvicinata a me dicendomi: "Deve essere stato ispirato a offrirmi la sua sedia. Sa: ho un menisco rotto, lo deov operare e non ce la facevo più a stare in piedi...". "S'immagini... è siciliana?" "Si... ma come fa a saperlo?""Sono anch'io siciliano, l'ho notato, ma vivo qui da 27 anni". "Ed io da 37! Siciliano di dove?" "Di Palermo". "Anch'io sono di Palermo".

La mia "conterronea" è a Napoli da più di una vita.



Di Napoli ho apprezzato subito la bellezza (basta fare due passi a via Caracciolo o a via Petrarca in zona panoramica per rendersene conto: panorama paragonabile forse solo a Rio de Janeiro), la simpatia (come si fa a rifiutare un caffè a un napoletano?), l'accoglienza (l'immediata empatia con chiunque è almeno in temporanea difficoltà) e poi ho cominciato a sopportare i difetti: l'indolenza, l'approssimazione (ci vediamo per le cinque e mezza - sei), il mancato rispetto delle regole (fatte, l'ho sentito dire qua, "per chi non si sa regolare"). Mi viene da paragonarla ad una bella signora vistosa e ciarliera, piena di difetti più o meno sopportabili. Noi siciliani siamo più restii a dispensare la nostra fiducia e quando questo accade nasce un legame stabile e forte.

                                                                          la sciantosa Serena Autieri da www.culturaeculture.it

Napoli è come un liquore forte, che non a tutti piace. Mio padre che pure ha molta simpatia per i napoletani e canta volentieri canzoni napoletane, quando arriva a Napoli mi da le chiavi della macchina e mi dice: "Adesso guida tu". Sa che la guida napoletana non è cosa per lui.

Ho imparato a riconoscere i luoghi comuni: ci sono napoletani che non lavorano, ma ce ne sono moltissimi che lavorano e che per ottenere gli stessi risultati di chi sta al Nord devono "faticare" il doppio proprio per i problemi all'intorno. Ho avuto il piacere di curare un bel volume cartonato - "l'Oro di Napoli",

va al sito
eccellenze aziendali all'ombra del Vesuvio" - di oltre duecento pagine a colori, che parla di 20 belle aziende napoletane e che dimostra il valore straordinario dell'imprenditoria locale.

Vedo come la peste ogni mancanza di civiltà, dalla sosta in seconda fila intralciando il traffico "solo per un minuto" accennando a ruotare l'indice attorno al suo asse, alle persone e ai guidatori che non rispettano la fila, tutti più furbi degli altri e tutti realmente parassiti rispetto ad un corpo sociale che stenta a formarsi e che forse alla fine non c'è.
Professionisti di assoluto rilievo anche a livello nazionale, che si accontentano della situazione personale e sono animati da una passione sociale pari a zero.
Riconosco in chi vede sempre e solo i propri interessi il parassita, qui lo chiamano l'ommemmerd, che vive alle spalle degli altri e non solo pensa solo a sé e alla sua cerchia, ma si nutre della miseria altrui: "Lo fanno tutti... che me ne frega? Mica sono Gesù Cristo...".

Certo che non sei Gesù Cristo, ma è possibile che non ti renda conto che Egli ti chiama ad essere come Lui, a non disprezzare il suo esempio, le sue parole e ti chiama a imitarlo? Io sono qui a Napoli da ventisette e più anni per questo. Chi mi conosce sa che sono Numerario dell'Opus Dei, Istituzione della Chiesa Cattolica che insegna a cercare Dio nel lavoro e nelle attività quotidiane e che a Napoli si può trovare presso le Residenze Monterone, www.monterone.it e Villalta, www.villalta.it.

Per chi votare il 4 marzo? Marzo o un m'arzo?

Marzo o nun m'arzo? Questo sarà il mio dilemma il giorno delle votazioni, ma credo che sarà quello di tanta gente che si è stancata d...