lunedì 1 febbraio 2016

Continua il martellamento ideologico pro adozioni gay: video tendenzioso delle Iene

Il fronte gay in questi giorni sta giocando tutte le sue carte ed effettivamente si percepisce una pressione mediatica molto forte per far passare l'idea del "perché no le adozioni ai gay?". Oggi in ufficio una collega che si dice contraria alle adozioni gay mi ha detto di aver assistito ad un'intervista delle Iene che l'ha fatta pensare. Siccome di tratta di una persona che stimo me la sono andato a vedere: "Nina, ti presento la mia famiglia". Eccola:

http://www.iene.mediaset.it/puntate/2016/01/31/nina-ti-presento-la-mia-famiglia_9912.shtml
Si vede una serie di bambini carini, simpatici, maschietti e femminucce che l'autrice del servizio, Nina Palmieri, intervista sfidando gli spettatori a scoprire chi di questi sia figlio di una coppia omosessuale. In tutti i casi si tratta di "figli" (perdonate le virgolette, ma sono d'obbligo) di coppie gay. Evidente: non possono esserlo, in realtà c'è un papà, che sparisce per lasciare spazio ad un'altra "mamma". Oppure una mamma vera, che è sparita per lasciare spazio ad un altro "papà" oltre a quello vero.

Il video - che ricorda quello viralmente diffuso in maniera truffaldina (dicendo che su Facebook i tuoi amici avevano messo "mi piace" quando non era vero), altrettanto manipolato (in maniera ancora più evidente), d'interviste ai bambini sui gay - presenta come famiglie normali e contente degli insiemi venuti fuori da un utero in affitto o da una banca del seme: pratiche aberranti da perseguire con decisione, come in effetti oggi stabilisce la legge italiana. Ma è proprio questo quello che si vuole cambiare. Si vuole dare la possibilità ai gay di adottare il figlio naturale di uno dei due surrogando l'altra parte - ma questo si sottace - con le pratiche che abbiamo detto sopra e che proviamo a descrivere qua sotto con un video di Le Manif Pour Tous Italia:


...però ci sono e allora che fai: li discrimini?

Qualche giorno fa in una puntata di Porta a porta compare l'attrice Pamela Villoresi, che in modo garbato ma deciso, fa sapere che una delle sue figlie è andata a vivere con un'altra donna ed hanno una splendida bambina che fa parte della sua famiglia e sfida chiunque a non riconoscere che quella è la sua "meravigliosa" famiglia.

Con tutto il rispetto per la bambina in primis, non colpevole, effettivamente, di nulla e alla quale, com'è ovvio, vanno riconosciuti dei diritti "come agli altri bambini" bisogna tuttavia segnalare all'attrice che sua figlia ha commesso un'ingiustizia - per sopperire ad un suo desiderio ha fatto ricorso ad una pratica artificiale e scorretta, surrogando la presenza del padre e privando sua figlia di tale determinante presenza - che in Italia è anche un reato. Stiamo parlando quindi di una situazione anomala, non "normale", con tutto il rispetto anche per la nonna attrice.
Che poi questa sia una bambina come tutte le altre ok, ma con le mamme delinquenti, su questo non ci piove. Cose che accadono, certo, ma lo vogliamo fare accadere apposta? Ovviamente no. Cosa fare di questi bambini? Sottrarli al vero genitore? Nominare un affido a qualcun altro come si fa nei casi in cui i genitori non siano in grado di far crescere i figli? Il problema c'è: la frittata è fatta. Questi bambini sommeranno ai problemi che hanno tutti i bambini anche il fatto di non conoscere il papà vero o la mamma vera. So di diverse persone ormai grandi che sono andate alla ricerca del papà biologico o della mamma e non si sono fermati fino a quando non li hanno conosciuti. Vi dice qualcosa questo? A me si. Siamo d'accodo che la situazione va regolamentata, ma questo non significa "regolarizzata"!

A tutto questo dovrebbe pensare chi dovrà decidere sul disegno di legge che porta il nome della Cirinnà, la quale sostiene che non si sottrae nulla agli altri bambini se si danno i diritti a chi non li ha per la legge italiana, ma che sottace in maniera subdola che c'è dietro la maternità e la paternità surrogata: una barbarie, altro che civiltà!
Il fenomeno, lungi dall'essere incoraggiato, va adeguatamente punito! Altro che abbraccio da parte dello Stato!
Ma no, noi stiamo proponendo la "stepchild adoption": il meccanismo che permette a uno dei membri di una coppia di essere riconosciuto come genitore del figlio, biologico o adottivo, del compagno. Per favore, non nascondiamoci dietro un dito: non v'è chi non veda che questo è il cavallo di Troia per far passare l'adozione ai gay.

Di certo non si può incoraggiare un modo artificiale di surrogare la famiglia e di fatto quelle che abbiamo visto nel filmato non sono altro che questo: un surrogato di famiglia. Massimo rispetto e anzi amore per i bambini ma sono cascati assai male e raddrizzare quella situazione non sarà una cosa semplice. Si veda la lettera a Dolce e Gabbana dei sei figli di genitori gay che, fra l'altro, hanno scritto anche libri sulla loro non rosea esperienza.  

"Saluti dagli Stati Uniti. 
 I sei firmatari di questa lettera sono stati tutti cresciuti da genitori gay o lesbiche. Cinque di noi sono donne e uno è un uomo bisessuale, che hanno tutti cresciuto i loro figli con partner del sesso opposto. Vogliamo ringraziarvi per aver dato voce a quanto abbiamo appreso dall’esperienza: ogni essere umano ha una mamma e un papà ed eliminare uno dei due dalla vita di un bambino significa privarlo della dignità, dell’umanità e dell’uguaglianza.
Sappiamo che i genitori gay possono essere amorevoli, dal momento che li abbiamo e ci hanno amati. Tuttavia, noi tutti abbiamo fatto esperienza diretta del duro contraccolpo che segue quando la visione dominante dei genitori gay, come universalmente positiva, viene messa in discussione. Sappiamo che sarete sottoposti a una pressione tremenda, specialmente ora che sia l’Italia sia gli Stati Uniti stanno cominciando a spingere affinché gli interessi per la difesa dei nostri diritti ad avere una madre e un padre siano censurati, al fine di soddisfare una potente lobby gay.Nessuno riceve attacchi tanto feroci dalla lobby come coloro che appartengono alla comunità gay e metto in discussione le sue politiche: i figli delle coppie gay tanto quanto gli uomini gay che li difendono (come voi due).
Molto probabilmente tanti nella comunità internazionale proveranno a cancellare i vostri programmi, a censurare le vostre campagne pubblicitarie e a distruggere mediante il web la vostra reputazione. Ma avete dimostrato a voi stessi di essere estremamente coraggiosi. E ci avete ispirato mentre ci prepariamo tutti e sei a inviare lettere contro il matrimonio gay alla Corte Suprema degli Stati Uniti .
Vogliamo lodare il vostro coraggio e ringraziarvi per l’ispirazione che siete. Ma vi imploriamo anche di non arrendervi quando la reazione crescerà d’intensità. Se tornerete indietro e vi scuserete per quanto avete detto, renderete ancora più vulnerabili e discreditati i bambini che vivono nelle case gay. Per il nostro bene, così come per quello di tutti i bambini italiani, è importante che non vi scusiate né che vi arrendiate. Sostenente invece l’idea che tutti i bambini hanno bisogno di crescere uniti alle proprie madri e i propri padri. Si tratta di un diritto umano.Se in qualsiasi modo possiamo aiutarvi, per favore, fatecelo sapere. Non siamo tutti cristiani ma vogliamo inviarvi la nostra benedizione, promettendovi che d’ora in poi saremo acquirenti di Dolce&Gabbana."

Di questi giorni la notizia che i due stilisti omosessuali hanno fatto marcia indietro sulla loro clamorosa dichiarazione che appoggiava apertamente la famiglia tradizionale, realizzando una borsa in cui si parla di una famiglia omosessuale "perché solo l'importante è che ci sia amore": siamo alla quintessenza del nonsense. Se c'è una cosa che non si può misurare è proprio l'amore, anche considerando che soprattutto quello fra gay è molto più volatile di quello fra persone normali, come gli stessi stilisti dimostrano.
Si può dire?

Come sempre ragionando con la propria testa, anche se costa, anche andando controcorrente, ci si arriva. 

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